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Rachele Marmetti
 

 

DA LE MONDE EN CONTINUE

 

Dopo le dichiarazioni di Macron sulla natalità africana: la verità dei numeri

 

La natalità africana alimenta la fantasia. Ecco come stanno le cose, ora che ci sarà un ulteriore finanziamento di 2,5 miliardi di dollari destinato alla pianificazione familiare nel mondo.

di Elena Blum

 

Sabato 8 luglio, a margine del vertice del G20 (gruppo dei venti Paesi più ricchi del mondo) che stava per concludersi ad Amburgo, il presidente francese Emmanuel Macron ha risposto alla domanda di un giornalista ivoriano: «Quanto i Paesi del G20 sono disposti a stanziare per salvare l’Africa?»

Dopo aver escluso la possibilità di un Piano Marshall per l’Africa, argomentando che lo storico aiuto che ha salvato l’Europa del dopoguerra «era un piano di ricostruzione di Paesi che avevano equilibri, frontiere, stabilità», l’inquilino dell’Eliseo ha espresso sul continente africano questo giudizio: «La sfida che l’Africa rappresenta è diversa, molto più profonda, è un fatto di civilizzazione». Macron ha poi concluso: «Quando ci sono dei Paesi che ancora hanno un tasso di natalità di sette o otto bambini per donna, si può anche decidere di spendervi miliardi di euro, ma non si riuscirà a stabilizzare nulla».

Per una combinazione del calendario, tre giorni dopo, martedì 11 luglio, si è tenuta a Londra la conferenza internazionale per il controllo delle nascite, Family Planning 2020, organizzata da un  gruppo enti pubblici e privati, tra cui le agenzie governative britannica UKAID e statunitense USAID, il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione e la Foundation Bill & Melinda Gates (partner di Monde Afrique). Un’occasione per tornare sui dati negativi e positivi della fecondità africana, argomento che alimenta la fantasia e solleva non poche polemiche.

Le donne africane fanno 4,7 figli a testa

È il tasso di natalità più alto al mondo. La media a livello planetario è di 2,5. Nella regione del Mediterraneo il tasso è 3,5, in Asia il 2,4. Seguono le Americhe con 2,1 di bambini per donna, poi il Pacifico con 1,8 e infine l’Europa con 1,7. Però il tasso africano è diverso da nazione a nazione. Il record spetta al Niger, con un tasso di natalità di 7,6 bambini per donna; in Sudafrica, Tunisia, Marocco e Libia è di 2,4. Il tasso del Burkina Faso è 5,7, quello dell’Etiopia 4,2. Il tasso di fecondità più basso del continente africano è quello delle isole Mauritius: 1,4 figli per donna.

Nel mondo 830 donne muoiono ogni giorno di parto...

La maggior parte dei decessi dovuti alla gravidanza e al parto si potrebbe evitare. Sono causati da controlli troppo irregolari, da malattie non curate o da complicanze del parto. Il 99% di questi decessi avviene nei Paesi in via di sviluppo, dove poche donne partoriscono in reparti maternità. La mortalità dovuta alla maternità è, a livello mondiale, la prima causa di decesso delle ragazze dai 15 ai 19 anni.

... ma in Africa la mortalità delle puerpere si dimezza

Nel 1990, in Africa 996 donne su 100.000 morivano durante la gravidanza; nel 2015 sono state 555. Pur essendo ancora preoccupante, il tasso di mortalità per maternità si è di fatto  dimezzato, in particolare dopo gli anni 2000. Con la diffusione della contraccezione e il miglioramento dell’accompagnamento durante la gravidanza, nei prossimi anni l’Africa dovrebbe avvicinarsi al tasso di mortalità dell’Asia, ossia circa 120 decessi ogni 100.000 nascite.

In Africa ogni anno muore un milione di neonati

In Africa le principali cause di mortalità infantile sono le complicanze del parto e un’infezione della madre. In più di due terzi dei casi, questi decessi avvengono in zone rurali. Anche gravidanze troppo numerose o troppo ravvicinate possono rappresentare un pericolo per i neonati, che possono mancare di nutrimento, di vaccini, di medicine, o essere in promiscuità troppo forte con altri bambini malati. Si noti che quasi la metà dei 5.945.000 bambini che nel mondo muoiono prima dei cinque anni sono africani (2.820.000).

Il 43% delle gravidanze non sono desiderate...

214 milioni di donne in età fertile non vorrebbero rimanere incinte ma non dispongono di mezzi per evitare la gravidanza. Di queste, 155 milioni non utilizzano alcun metodo contraccettivo, 59 milioni ricorrono a metodi tradizionali poco efficaci (interruzione del coito o astinenza durante il periodo dell’ovulazione). Risultato: nei Paesi in via di sviluppo il 43% delle gravidanze sono indesiderate.

...ma la contraccezione progredisce in Africa occidentale

Tra il 2012 e il 2015 in Africa occidentale e centrale1.350.000 donne in più hanno avuto accesso a metodi moderni di contraccezione. In questi tre anni il Partenariato di Ougadougou, iniziativa regionale di pianificazione familiare, ha avuto effetti molto positivi sulla popolazione dei nove Paesi che vi hanno aderito (Mauritania, Mali, Niger, Burkina Faso, Senegal, Costa d’Avorio, Togo, Benin e Guinea). Promuovendo una larga gamma di contraccettivi, il Partenariato ha portato il numero di donne che utilizzano la contraccezione moderna da 3.000.000 a 4.350.000. L’obiettivo è raggiungere un aumento di 2.200.000 nel 2020. Dal 2012, su scala planetaria, 30 milioni di donne in più hanno accesso alla contraccezione.

In Africa orientale e australe il 30% delle donne ricorre alla contraccezione

Qui, rispetto al 2012, ci sono 7.400.000 donne in più che utilizzano mezzi di contraccezione moderna. È il progresso più importante dal lancio del Family Planning 2010, l’iniziativa mondiale per il controllo delle nascite. Se la percentuale in Sudafrica, Botswana e Zimbabwe si avvicinava già negli anni 1990 al 30%, Kenya, Etiopia e Burundi hanno fatto progressi spettacolari, passando in 25 anni da una percentuale inferiore al 10% al 30%.

Una donna su cinque incinta prima dei 18 anni

Nel 2016, 770.000 bambine dai 10 ai 14 anni sono diventate madri, il 60% era in Africa subsahariana. Nella maggior parte dei casi, la gravidanza si accompagna a un matrimonio precoce e a una descolarizzazione della giovane madre. Senza competenze e senza diploma queste ragazze non possono trovare lavoro e dipendono economicamente dal marito. Inoltre, le donne che hanno compiuto questo percorso tendono a riprodurre nelle proprie figlie le ingiustizie di cui sono state vittime.

2,5 miliardi di dollari in più per la pianificazione delle nascite

Durante il summit di Family Planning 2020, che si è tenuto a Londra l’11 luglio, molti governi si sono impegnati a contribuire alla causa: importanti finanziatori dell’aiuto umanitario come Canada, Rgeno Unito e i Paesi nordici, ma anche Paesi in via di sviluppo. Dei 2,5 miliardi di dollari (2,2 miliardi di euro) di contributi promessi, 1,5 miliardi di dollari provengono da Paesi asiatici (Bangladesh, India) e africani (Burkina Faso, Uganda e RDC – Repubblica Democratica del Congo, ndt). Anche la Fondazione Bill & Melinda Gates e altre imprese private, come Vodafone, daranno il loro contributo.

Costo della contraccezione

Le spese attuali per la pianificazione familiare nei Paesi in via di sviluppo ammontano a 31 miliardi di dollari l’anno: 5,5 sono spesi per la contraccezione, 8,3 per le gravidanze indesiderate e 17,2 per quelle volute.

Per eliminare la mortalità materna, senza ridurre l’investimento nella contraccezione, occorrerebbero 59,6 miliardi di dollari. Una pianificazione familiare efficace sarebbe meno costosa dell’adattamento a gravidanze indesiderate. Scegliendo una politica che investisse soprattutto sulla contraccezione piuttosto sull’adattamento a gravidanze non previste, la comunità internazionale economizzerebbe 7,1 miliardi di dollari.
Offrire una protezione a 885 milioni di donne che nei Paesi in via di sviluppo non desiderano rimanere incinte costerebbe 8,3 dollari all’anno ogni donna.

 

 

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